“Le trame del romanico”, chiusura in bellezza

“Le trame del romanico”, chiusura in bellezza

Si sono registrati più di quarantamila visitatori provenienti da ogni parte d’Italia e dall'estero

Si conclude così l’esperienza de "Le trame del Romanico”, mostra articolata in due sedi ma anche in un denso programma di momenti di studio e riflessione, visite guidate a chiese normalmente chiuse alla popolazione, iniziative di eccezionale valore come il restauro “in diretta” di un affresco sulla facciata della chiesa di San Vittore. Sono stati registrati più di quarantamila visitatori provenienti da ogni parte d’Italia ma anche dall’estero: ben cinquemila solo ad un mese dall’inaugurazione. Tale successo ha peraltro motivato la scelta di prorogare il periodo di apertura fino al 4 novembre mantenendo visitabile la mostra che ha permesso sia ai residenti che ai turisti di conoscere un aspetto della città di Ascoli che rischiava di restare nascosto ai più: il sorprendente “corpus” di chiese rappresentative di uno stile che fu diretta conseguenza della ricchezza culturale, artistica ed economica del nostro medioevo. Il Medioevo è infatti un’epoca da guardare senza pregiudizi anche perché ha dato contributi creativi agli assetti sociali, politici ed artistici: perfino la musica, considerata arte d’élite, trova in questo periodo una fase di grande ed originale espressione. E’ proprio con un’esplorazione nell’affascinante scrigno della musica antica che si chiude la mostra e si offre, ancora una volta, al pubblico un’occasione di approfondimento e di intrattenimento di qualità. Il titolo del concerto, tenuto dal gruppo storico del “Canzoniere Piceno Popularia” (che dal 1974 propone un repertorio nato dalla ricerca delle antiche tradizioni musicali del Piceno) è “La donna, la Madonna, i pellegrini”. Si tratta di uno spettacolo ispirato alla figura della donna nel medioevo dal punto di vista sacro e profano e della progressiva femminilizzazione del culto religioso con l’accentuazione della figura della Vergine Maria. I brani in scaletta sono tratti dalle Karijas, canzoni profane di donne provenienti dalla Spagna Mozarabica, dalla tradizione dei Trovatori e da quella dei pellegrini in viaggio verso Santiago de Compostela. Nel quadro di queste tradizioni, spicca la rappresentazione della Madonna, non più donna portatrice di peccato, ma piuttosto veicolo di redenzione. Le canzoni dei pellegrini sono la testimonianza del culto mariano nella sua espressione più schietta ed altamente spirituale. Lo spettacolo è condotto da una voce recitante che fa da guida, da introduzione e da didascalia ai brani eseguiti dal gruppo con strumenti medievali ed etnici. Anche questo appuntamento trova il suo sfondo ideale in una chiesa di origine romanica, quella dedicata a San Venanzio, fortemente rimaneggiata nelle epoche successive ma testimone altissima dell’epoca medievale. Una curiosità: il leggiadro campanile era in origine una torre gentilizia.

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